...un nuovo modo di "fare blog":
L'idea è questa: il primo che pone un quesito viene postato col copiaincolla: "argomento" poi chi vuole risponde/commenta. Io rispondo per ultima.
Inizia max:
...quanto è giusto lasciar scorrere il fiume della nostra vita, permettendo che le "cose" accadano secondo il loro verso? In altre parole: "...è più nobile sopportare i sassi e i dardi dell'avversa fortuna, o prender l'armi contro un mare di miserie e dando loro di cozzo, por fine ad essi"?
rispondono sul tema:
io sempre giocato in attacco
ma ora forse è il momento di lasciare che "le cose accadano secondo il loro verso", ovvero di imparare a ..
ciao Cyr
caro max, cara cirana, se posso....vorrei lasciare qui una mia piccolissima riflessione sul"lasciar andare"! Lasciar andare le cose, secondo me non è lasciarsi andare al fiume in piena della vita che ci tartassa ma anzi, io lo intendo solo come lasciar andare tutto ciò che ci impedisce di mantenere calma e raziocinio; proprio per permetterci di tenere ben strette "le cose" e nel farlo, capire l'insegnamento che ne dobbiamo carpire. E questo per me vale sia nel bene che nel male. Io - per me - intendo di lasciarci scorrere addosso, come acqua pura, la pesantezza che gli avvenimenti ci infliggono, e nel farlo, ingrandiscono ai nostri occhi il dolore che ce ne può venire. Lasciar scorrere non è "lasciarci trasportare" ma anzi, lasciare scorrere via la pesantezza di quei sentimenti negativi degli accadimenti. In questo modo - credo - da succubi diverremo ben saldi per cavalcare la quadriga imbrigliando i cavalli impazziti all'interno dell'Arena, costringendoli così a seguire solo il nostro comando. E la vittoria sarà nostra.
12 Aprile 2008 - 20:47
Io credo che ci voglia l'uno e l'altro.
Mi spiego.
Lasciar sempre correre e aspettare che il "destno" decida per te amio avviso è negativissimo poichè è sintomatico di deresponsabilizzazione.... combattere sempre, a volte contro ogni evidenza è deleterio ed è uno spreco enorme di risorse mentali e fisiche... quindi?
Quindi io credo che l'ideale sarebbe combattere per alcuni, pochi, motivi cui teniamo e imparare a sederci sul bordo del campo " a sentire crescere il riso" per il resto :)
(un'espressione bellissima e adottabile che ho letto da Dodo)
Io credo che si debba scegliere dove incanalare le nostre energie. Lasciarsi andare ed essere passivi è molto pericoloso e dannoso, bisogna avere la forza di opporsi al male, all'ingiustizia, all'egoismo. Credere di poter cambiare il mondo da soli è forse velleitario, ma l'energia sprigionata da tanti piccoli esseri umani è una forza immensa se incanalata nella giusta direzione.
Purtroppo, invece, spesso questa energia la sprechiamo nell'inseguire cose che pensiamo siano importanti ma che invece ci rendono infelici e ci fanno sentire più soli.
Rispondo: credo che il Karma aggiusti tutto, ma di questi tempi necessita di una mano da parte nostra. Insomma, se va storta il Karma porrà rimedio, ma noi cerchiamo di non farla andare storta e lasciamo che il K. si occupi di un altra vita!
CyranA:
Bene, mi pare che il confronto di idee che ne risultato sia interessante :-)
Max, dipende da cosa si intende per “sopportare”. Se si tratta di accettazione passiva, quell'atteggiamento che normalmente viene indicato come “rassegnazione”, non serve a crescere.
Sicuramente l'ambiente è un grande maestro, ma solo se e quando siamo disposti a capire quello che deve insegnarci. Questo però non è abbastanza: ciò che ci accade è davvero utile se ci fa riflettere e poi “agire”. Se non mettiamo azione, non stiamo percorrendo nessun Sentiero e non andremo da nessuna parte. Di fronte agli eventi, l'atteggiamento corretto è capire “perché”: cosa di noi -karma compreso- ci ha portato a vivere quell'esperienza, cosa dobbiamo cambiare di noi e del nostro atteggiamento profondo nei confronti della Vita e di quell'episodio in particolare, e poi passare all'azione, modificando noi stessi prima (e siamo già al 70% di quel che serve) e agendo correttamente poi. Già il fatto di aver capito la causa profonda che ha provocato l'effetto può bastare per sapere “come” agire per modificare la prima e di conseguenza il secondo. Soprattutto, non dobbiamo mai dimenticarci -o dobbiamo imparare- una cosa fondamentale: la felicità è un nostro diritto e lottare per raggiungerla un dovere. Senza questo presupposto resteremo sempre al palo. La seconda arma per sconfiggere “l'avversa fortuna” è sostituire “devo” con “posso”, o tutte le nostre azioni saranno permeate da una pesantezza che ci impedisce di procedere spediti verso quello che desideriamo, quindi il cambiamento. Ma se non “decidiamo” davvero di cambiare, non potremo farlo. Il terzo pilastro che ci avvicina ai traguardi che ci poniamo è la convinzione di poterci riuscire: gli unici limiti che abbiamo sono quelli che noi stessi ci poniamo. Tutte cose che sappiamo già, vero? Però non sappiamo metterle in pratica. Ma ne siamo proprio sicuri? O di nuovo, è un limite che ci stiamo ponendo? “non ne sono capace, non sono abbastanza bravo”. A questo punto l'Universo, che sostiene i nostri pensieri, non potrà che rispondere: “non ne sei capace, non sei abbastanza bravo”. In effetti, uno dei concetti più difficili da accettare -se non “il più” difficile- dell'autoriforma è proprio questo: dipende tutto da noi, noi siamo gli unici responsabili di tutte le esperienze che viviamo. E' molto più comodo delegare la soluzione a qualcosa che reputiamo “superiore” a noi (S.Antò, famm'a grazzzzia!) o gettare la colpa sugli altri o sulla sfortuna, o il destino.
Per inciso: queste cose le sto dicendo soprattutto a me stessa :-)))
Mi spiego.
Lasciar sempre correre e aspettare che il "destno" decida per te amio avviso è negativissimo poichè è sintomatico di deresponsabilizzazione.... combattere sempre, a volte contro ogni evidenza è deleterio ed è uno spreco enorme di risorse mentali e fisiche... quindi?
Quindi io credo che l'ideale sarebbe combattere per alcuni, pochi, motivi cui teniamo e imparare a sederci sul bordo del campo " a sentire crescere il riso" per il resto :)
(un'espressione bellissima e adottabile che ho letto da Dodo)