mercoledì, dicembre 28, 2005
L'ANNO CHE VERRA'
Un anno intenso
vissuto fino in fondo
un anno di lotte
sfide
vittoria
gioia
dolore
ostacoli per crescere.
Un anno pieno di coraggio
per gettarsi nella mischia
e sfidarsi fino in fondo
per misurare il valore
e superare i limiti.
E allora
un anno di cieli infiniti:
sole, tempeste
e spazi per volare
sempre più in alto.
Savane splendide e crudeli
per correre e ruggire
e sentir seguire il silenzio.
Profondità insondabili
per toccare il fondo
e risalire.
Impenetrabili oscurità
per imparare
che più scura è la notte,
più vicina è l'alba
e che c'è sempre
luce
dentro di noi.
VIVI!
Cerca e conosci te stesso
cerca la lotta e la sfida
guardando in faccia la realtà
senza perdere i sogni,
con coraggio ma senza arroganza
conquistando il rispetto
di te stesso:
quello degli altri verrà di conseguenza.
Senza pastoie di false morali
libero di vivere
senza rimpianti
perché i rimorsi si affievoliscono
il rimpianto, mai.
Perché la vita è
e dev'essere vissuta
per ciò che è:
una meravigliosa avventura
alla ricerca del Graal.
Un anno così
splendido e bruciante
Un anno per sapere
chi sei, cosa vuoi e dove vai
per morire e rinascere
per trovare
ciò che ancora ti manca
per essere un Uomo.
Un anno da ricordare.
lunedì, dicembre 26, 2005
"Tanto ti amammo. Ma fu senza parole, velato, il nostro amore.
Eppure oggi esso grida, e a te vorrebbe rivelarsi.
Poi che l'amore in ogni tempo ignora la sua profondità sino all'ora del distacco".
...in sogno, appena ieri ci siamo incontrati,
E avete cantato per me solitario, e con il vostro
ardore io ho costruito una torre nel cielo.
Ora in voi si è perduto il mio sonno, si è dileguato il sogno e si è spenta l'aurora.
Il mattino preme, il dormiveglia si è fatto giorno pieno; dobbiamo separaci.
Se ci rincontreremo in qualche memoria tramontata, parleremo insieme e intonerete un canto più profondo.
E se le nostre mani si stringeranno in altri sogni, costruiremo un'altra torre nel cielo.
Ricordatevi che tornerò fra di voi.
Un attimo: e il mio anelito raccoglierà saliva e polvere per un altro corpo.
Un attimo: e in una breve calma di vento un'altra donna mi partorirà" Da "il Profeta" di Gibran Kahlil Gibran Da bambini il Natale è magico. Poi, ogni persona cara che ci lascia si porta via un po' di magia. Quando calcava ancora il palcoscenico, papà era spesso in giro per il mondo a cantare, durante le Feste, ma negli ultimi anni veniva a passarle da me.
Questo è il quarto Natale senza mio padre; ormai da tempo, senza i nonni, la magia era già diminuita di molto, ma poterlo finalmente festeggiare con lui l'aveva recuperata.
Buon Natale papi.
sabato, dicembre 24, 2005
sabato, dicembre 24, 2005
giovedì, dicembre 22, 2005
Qualche volta l'Universo ci prende a sganassoni, quando non vogliamo capire le lezioni da imparare; altre volte, ci da una carezza, se ne abbiamo bisogno, se l'abbiamo meritata.
Ieri, solstizio d'inverno. Cocktail di natale con operatori della comunicazione e marketing, iscritti alla mia stessa mailing list.
Una volta mi divertivano queste occasioni, oggi mi costano uno sforzo...ma sono stata bene. Il junior fa la sua performance, com'è giusto, ed a un certo punto dice con orgoglio: “noi siamo sul mercato da oltre 20 anni” (“noi”...lui ne ha trenta...sorrido ma mi fa piacere che si senta parte della baracca ). La graziosa signorina davanti alla quale il mio giovin pavoncello sta facendo la ruota, gli chiede il nome della Società e quando lo sente, dice: “ah! Ma certo! Il famoso Studio........!” con tono di rispetto, che sottintende una riconosciuta competenza. Sorriso a 32 denti del junior; il mio è appena accennato ma mi fa piacere che l'apprezzamento provenga da una giovane imprenditrice, non una della vecchia guardia (...quando eravamo in quattro gatti e ci conoscevamo tutti).
Uscendo, il mio delfino, con un sorriso malizioso, fa: “allora? Un massaggino all'ego ogni tanto fa bene, vero?”.
Ci rifletto. No, non è un massaggino all'ego: a questa altezza della vita non mi prendo più tanto sul serio, anzi ho imparato a ridermi addosso spesso e volentieri, so che è tutto un gioco, una commedia, io sono "altro". Però mi fa bene pensare che forse non ho gettato al vento una vita di lavoro, di rinunce, di battaglie: qualcosa ho costruito. Tutto sommato, questa rappresentazione non è male, in fondo.
Ripenso agli obiettivi che mi ero data all'inizio: diventare la più brava, non la più “grande”. Forse ci sono anche riuscita.
L'universo mi ha voluto dare una pacca sulla spalla, ieri sera, e mi accorgo ora che forse ne avevo bisogno.
Non avere un capo ha vantaggi e svantaggi, come in ogni cosa: il rovescio della medaglia è che porti sulle spalle, da solo, il peso delle scelte e delle responsabilità e a volte devi rimotivarti, sempre da solo: nessuno può dirti “brava” senza farla fuori dal vasino (non si fa!... infatti se qualcuno si azzarda, lo fulmino, sennò addio leadership).
Fatalmente, ogni tanto si viene assaliti dal dubbio, ci si pongono domande alle quali non sempre è facile dare risposte chiare e definitive. Qualche volta si affaccia lo scoraggiamento, altre addirittura si è afferrati da quella che io chiamo “la sindrome dell'imprenditore”: “chiudo tutto e vado in Tibet”, preceduto o seguito da “sono stanco di gettare le perle ai porci”, “che Dio ti dia fieno, manager italicus” , “...

..., ma chi sono io, babbo natale?” e altro ancora, la lista sarebbe lunga... Ma poi non si molla, si corregge la rotta, si rinnova dove serve e si riprende il mare. Una volta lessi da qualche parte che è nella tempesta che si riconosce il buon capitano. E le tempeste non sono certo mancate. Ma siamo ancora qui. E gettiamo un ponte sul futuro preparando un delfino al quale passare il testimone.
Stamattina poi l'universo ha “bissato” la coccola e mi ha fatto arrivare per email i complimenti per il blog di un autorevole e accreditato professionista della comunicazione...WOW!
Be'... allora, a questo punto mi prendo la mia brava pacca sulla spalla, sorrido e dico “grazie!”
(Voce fuori campo):
“Prego! E Buon Natale, boss”
martedì, dicembre 20, 2005
Qui, in PDF, pubblico il racconto di mia madre sul debutto del "bel Tenore" in Madama Butterfly, a Berlino.
E qui sotto, il mio, perchè:Mentre andava in scena papi...
....Io ero in collegio. Avevo 14 anni. Fulminata sulla via di Damasco dal Romeo e Giulietta di Zeffirelli, mentre le compagne giocavano o leggevano i romanzi di Liala, io me ne andavo nel parco a leggere le tragedie del mio nuovo amore letterario. Ma non bastava: figlia d'arte, decisi di organizzare una recita. Fu un caso che la data scelta per la rappresentazione coincidesse con quella della Butterly a Berlino di papà.
Mentre facevamo le prove, le altre compagne si allenavano a “fischiare”, ma le sfide mi sono sempre piaciute e questo, invece che scoraggiarmi, mi spronava a fare di più e meglio; “ah, volete fischiarci? La vedremo”.
Mamma avrebbe dovuto venire ad assistermi, soprattutto per il trucco e come assistente di scena, ma dovette volare a Berlino da papà. Io non feci una piega quando me lo disse, poche ore prima della recita. Ovvio che dovesse farlo!
Arrivò trafelata in parlatorio con una borsa che conteneva l'occorrente e dei disegni esplicativi; mi diede frettolosamente qualche raccomandazione, mi abbracciò, prese i cartellini in inglese che le avevo preparato (ai suoi tempi, a scuola insegnavano il francese) e saltò sul taxi che l'avrebbe portata in aereoporto. Meno male che non aveva paura di volare...LEI!
Mentre mi preparavo, sentivo i fischi di riscaldamento delle compagne decise a seppellirci e sorridevo, truccando anche le altre “attrici” in erba, pensando che mio padre, per ironia della sorte, andava in scena insieme a me, qualche migliaio di chilometri più a nord.
Per la recita, ci avevano concesso l'uso della “sala delle ballerine” , meravigliosamente affrescata (il Collegio Reale delle Fanciulle, così si chiamava allora, è monumento nazionale ed è veramente un piccolo gioiello). Sbirciai dalle doppie porte che dividevano la stanza adibita a camerino: la Direttrice sedeva come una Regina Madre su di un divanetto rococò... la mitica Dacomo Annoni, una imponente e severa signora sempre vestita di nero (quando voleva eccedere in civetteria, vestiva di nero e viola). Tremavano tutte al suo passaggio e toccava sempre a me, faccia di bronzo, capeggiare i comitati per le richieste speciali, come quella volta che chiedemmo il permesso di vedere lo sceneggiato “la freccia nera”: con la mia migliore versione di faccia tosta, tirai in ballo la guerra delle due rose, “che giust'appunto stavamo studiando a lezione d'inglese”; immagino che le costò un notevole sforzo restare seria di fronte all'abilità di esposizione e all'astuzia dell'argomentazione...comunicatori si nasce ed io, modestamente, “lo nacqui”...Naturalmente diede il permesso.
Accanto a lei, la Vice, e dietro di loro sedevano le compagne, sulle sedie portate dalle aule di studio. Ne avevo, di coraggio!
Rincuorai “la mia compagnia” e mi raccomandai a Dio perchè non sbagliassero l'entrata, dato che io non potevo fare da buttafuori, essendo già in scena.
Fu un trionfo. Si dovette concedere il bis.
Quella sera mi addormentai felice di quella prima sfida ardita, vinta tutta da sola, pensando al mio papi...chissà com'era andata la sua recita...peccato che non ci fossero mamma e papà.
Volevo fare l'attrice, scelsi l'amore e la famiglia, come mia madre. Ma conto di rifarmi quando mi ritirerò dal business, proprio come fece lei.
martedì, dicembre 20, 2005
Sono ancora più "ciapata"...la settimana prima di Natale è frenetica e ho appena saputo che saremo in 10 -se non 12- a Natale. Ovviamente, da me.
Volevo recuperare il Natale scippatomi l'anno scorso dal "coccolone"? (nel senso di accidente). Lo volevo doppio? Servita.
Sarà una sfacchinata e io probabilmente sono un po' folle, perchè sono contenta. Mi sarebbe piaciuta una famigliona: è andata diversamente. Ma la "famiglia" per me non è solo l'accolita
dei consanguinei: le persone che ami, riunite intorno al tuo desco, sono "famigliari" quanto quelli di sangue, l'unica differenza -genitori a parte- è che gli amici te li scegli.
E così ci saranno tre generazioni rappresentate...non mi è capitato spesso di mettere a tavola 12 persone per un pranzo impegnativo come quello di Natale. Sarò all'altezza? Certamente si: sono una cuoca da cordon bleu, ecchediamine! Appena finiti gli obblighi del business definirò il menu .....Patè alle noci con crostini, passatelli (secondo tradizione di casa mia), filetto (hum...in crosta? alla voronoff? alla mia maniera? =ricetta segreta...) con piselli al prosciutto e panna, dolce al cucchiaio (crème caramel? panna cotta? latte portoghese?) e poi le pistolate-porcheriole di rito: torroni, condorelli, panettone e pandoro, frutta secca et similia...ma sarà abbastanza? mh...

MAMMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!